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3% (Brasile, 2016 – 2018)

Regia: Charlone, Crema, Giannecchini, Libardi, Barcinski
Durata: 2 stagioni – Netflix
Genere: Azione, Drammatico, Fantascienza, Thriller
Sceneggiatura: Pedro Aguilera
Interpreti: João Miguel (Ezequiel), Bianca Comparato (Michele), Vanesa Oliveira (Joana), Rodolfo Valente (Rafael), Michel Gomez (Fernando)

La serie Tv “3%”, visibile su Netflix, non è tanto conosciuta ma credo meriti menzione. Probabilmente per via del budget limitato con cui è stata prodotta non è stata sponsorizzata a sufficienza, o comunque non ha raggiunto un livello di notorietà tale da divenire famosa in men che non si dica.

Consiglio questa serie se non vi piace rimanere sulle spine e non vedete l’ora di cominciare un nuovo episodio a causa dell’estrema curiosità. Dico ‘non vi piace rimanere’ in quanto la prima serie è composta da soli 8 episodi, di conseguenza è decisamente breve per i soliti standard, e lo scandirsi degli avvenimenti è tutto sommato rapido.

Gli istanti iniziali del primo episodio ci proiettano in una favela, perciò anche attraverso la lingua originale della serie, contestualizziamo il susseguirsi delle azioni in quella che conosciamo come l’anima povera del Brasile. Solo successivamente, però, realizzeremo che così non è: non viene mai menzionato un luogo ‘reale’, a noi noto.

Alla base della storia vi è la contrapposizione fra “Lado de Qua” (“Entroterra” nella versione italiana) – in cui il 97 % della popolazione vive in condizioni di miseria e povertà, e “Maralto” (o “Offshore”), quest’ultimo accessibile solo dal 3% della popolazione, in quanto consente un tenore di vita molto superiore agli standard, una sporta di paradiso in Terra. Ma come è possibile accedervi? Semplice: attraverso un Processo, “o Processo”. A ciascun individuo è concessa, solo una volta nella vita e all’età di 20 anni, la chance di dare una svolta alla propria esistenza. Superando il Processo, infatti ma le prove da superare sono difficili, ardue, e necessitano di una forza intellettuale e una strategia non indifferente. Più che prove fisiche, quelle del Processo testano capacità intellettuali, scaltrezza, tattica, intelligenza, e pongono il partecipante quasi in una posizione di inferiorità rispetto ai propri interlocutori. I membri del processo, infatti, riescono a controllare ogni singolo elemento, psicologico e comportamentale; dotati di tecnologie all’avanguardia, anche definibili futuristiche, creano prove ‘ad hoc’.

Annalisa Baranta

 

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