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“Eleanor Oliphant sta benissimo”, Gail Honeyman, 2018, Garzanti.

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“Sono sempre stata orgogliosa di cavarmela da sola nella vita. Sono l’unica sopravvissuta, sono Eleanor Oliphant. Non ho bisogno di nessun altro, non c’è una grande voragine nella mia esistenza, nel mio puzzle privato non manca alcun tassello. Sono un’entità autosufficiente.
O almeno è quello che mi sono sempre detta.”

 

Eleanor Oliphant ha quasi trent’anni, e da nove lavora come contabile nella stessa agenzia di graphic design a Glasgow. Arriva in ufficio alle 8:30, fa i cruciverba del Daily Telegraph durante la pausa pranzo. Lavora fino alle 17:30, poi torna a casa e mangia un piatto di pasta e un’insalata. Il mercoledì parla al telefono con sua madre per un quarto d’ora. Il venerdì compra due bottiglie di vodka da Tesco, e le diluisce per tutto il fine settimana, in modo da non essere né ubriaca né sobria, finché non arriva il lunedì.           

Eleanor è una donna dolorosamente sola: l’unica visita è quella dell’assistente sociale; l’unica telefonata quella della madre in prigione. I colleghi non vedono la vera Eleanor, cogliendo superficialmente solo le sue stranezze, le sue eccentricità. “È una malata di mente”, dicono i suoi colleghi, senza curarsi del fatto che lei possa sentirli.

Ma in fondo a Eleanor non importa che gli altri possano capirla. Non importa che non apprezzino la sua intelligenza, la sua erudizione, il suo essere senza freni e ignara delle convenzioni sociali.

Finché non si innamora di Johnnie Lomond, musicista di una band esibitasi in un pub. Per lui Eleanor decide di cambiare, di adeguarsi a standard che lei stessa non comprende: più prova a modificare il suo aspetto e il suo comportamento, più l’ossessione per l’uomo cresce, portandola a vivere un’intimità fasulla che offusca la sua realtà.

Il suo unico equilibrio è un nuovo amico, il collega Raymond Gibbons; un ragazzo espansivo, i cui modi non sono sempre facili da interpretare per Eleanor, ma che le mostra un lato diverso della vita: un mondo fatto di amicizia, familiarità, lontana dal controllo maniacale che la madre esercita su di lei anche a distanza. E questo contrasto la obbligherà a scavare di nuovo nel suo terribile passato, alla ricerca dei traumi nascosti e soppressi che l’hanno resa ciò che è oggi.

Gail Honeyman parla di come la solitudine, spesso associata agli anziani, possa manifestarsi in individui giovani, annegati dall’abitudinarietà e dall’indifferenza della società che non accetta il diverso. Romanzo facente parte del nuovo genere up-lit, l’uplifting literature, una narrativa ottimista e con al suo centro il tema della gentilezza: “Eleanor Oliphant is Completely Fine”, vincitore del Costa Book Award for Best First Novel, è diventato un caso editoriale pubblicato in 35 Paesi.

Anna Maria Serra

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