L’incredibile viaggio del fachiro (France, 2018)

 

 

Regia: Ken Scott
Durata: 92 minuti
Genere: Drammatico
Soggetto: dal romanzo di Romain Puértolas
Sceneggiatura: Luc Bossi, Romain Puértolas, Ken Scott
Interpreti: Dhanush (Ajatashatru Oghash Rathod), Bérénice Bejo (Nelly Marnay), Erin Moriarty (Marie)

 

Siamo noi gli artefici del nostro destino o c’è qualcosa di già scritto che aspetta solo di accadere? Chi non se lo è chiesto almeno una volta…

La rocambolesca avventura di un giovane indiano di nome Aja porta ad interrogarsi su quanto le azioni quotidiane di ciascuno influiscano sull’evolversi della propria vita. Ed è questo che, a mio parere, si sono domandati i tre ragazzini che il nostro fachiro incontra proprio all’inizio della pellicola.

Tre furfanti giovanotti, ad un passo dal riformatorio, hanno la fortuna di ascoltare la sua storia, iniziata fra le vie della città di Mumbai in un quartiere povero.
Ogni giorno, fin da piccolo, ha cercato negli occhi degli uomini che incontrava quelli che potessero permettergli di trovare suo padre; non l’ha mai conosciuto e di lui ha solo una notizia certa che riguarda la sua provenienza: era francese.
Ed è proprio dalla Francia che comincia il suo viaggio, strano e soprattutto ricco di sorprese ed imprevisti.

Durante le tappe di questo inverosimile tour in giro per il mondo, il nostro fachiro comincia in principio la ricerca di suo padre, che viene interrotta nel momento in cui incontra colei che definisce ‘l’amore della vita’. Ma l’imprevisto è dietro l’angolo: nuovo giro, nuova corsa, nuova tappa è l’Italia.

Sembra arrivata finalmente la pace nella sua vita, quando si imbatte nella confusione e nel caos di un campo profughi, e qui il suo viaggio-esistenza subisce un cambio di rotta. Di fronte a tanta povertà, probabilmente molta di più di quella che era abituato a vedere in India, realizza che nella vita c’è molto di più che centinaia di migliaia di euro guadagnate incredibilmente. Nonostante gli eventi inaspettati, persino dopo essere finito in Inghilterra dentro un mobile Ikea ed essere scambiato per un immigrato, riesce a vedere oltre al suo naso. E fortunatamente diventiamo anche noi compagni di viaggio del giovane fachiro. Ci identifichiamo in lui perché realizziamo che davanti ai nostri occhi scorrono immagini più vicine a noi, più simili a ciò che i TG continuamente ci mostrano. Ci allontaniamo dai balletti stile Bollywood per ritornare alla concretezza della realtà, ed anche ai suoi tratti più aspri.

È qui, fra i tanti profughi, i diversi, gli emarginati e gli esclusi, che Aja capisce che il suo posto nel mondo non è lì, non lo era l’Inghilterra e neppure la Francia. Sarà forse il viaggio in mongolfiera che gli permette di osservare gli eventi e gli avvenimenti da un altro punto di vista, o forse la sua sensibilità, saranno i ricordi d’infanzia che lo faranno sentire più ricco di chiunque altro al mondo, o probabilmente complici gli occhi tristi delle persone che incontra, sarà la luce che emanano i visi spenti che sperano in una vita migliore… saranno le persone e l’umanità di Aja, che non si è mai dimenticato chi fosse e da dove provenisse, che alla fine lo porteranno verso l’unica strada utile in quel momento. La strada di casa.

Proprio a proposito di casa, Aja ci aiuta a riflettere. Casa è dove lasci il cuore, è un animale – la mucca in questo caso – che ti riporta a quando eri bambino, è un profumo che ti fa sognare; casa è quel posto che puoi ritrovare in tanti luoghi, e può essere anche il tuo compagno di viaggio. Perché quando decidi di lasciare il tuo porto sicuro per una nuova meta, non puoi fare altro che mettere in valigia l’essenziale e portare tutti i tuoi ricordi come bagagli e linee guida da seguire.

Ma noi, che siamo nati dalla parte fortunata del mondo, verso che meta ci orientiamo? Probabilmente la maggior parte delle volte ci limitiamo a scegliere quella delle prossime vacanze.

E dunque, con un pizzico di spensieratezza in meno e un filo di consapevolezza in più, vi invito a diventare i nostri compagni di viaggio: miei e di Aja. Vi chiedo di riflettere sulle tematiche proposte, sull’immigrazione, sul viaggio di scoperta, sull’alterità e la diversità di culture.

Consigliato a chi, una volta fuori dalla sala, ha voglia di riflettere sulla complessità e la bellezza dei nostri tempi, pur concedendosi momenti di ilarità e divertimento.

Annalisa Baranta

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