“Storia dei miei lupi”, Emily Fridlund, 2018, DeA Planeta Libri.

“Qual è la materia che ti piace di più?”

 

“Storia”.

 

“Americana o europea?”

 

“La storia dei lupi”.

 

 

È questo tipo di risposte che vale a Madeline Furston il soprannome di “Stramba” a scuola, oltre al fatto di provenire da una comune hippie fallita da cui lei e i suoi genitori sono gli unici a non essersene mai andati.

Madeline ha tanti nomi: “Mattie” per il professore di Storia per il quale scrive, a sproposito, una ricerca sui lupi per una gara scolastica; “Linda” per Patra, giovane madre appena trasferitasi nella casa in riva al lago insieme al figlio di quattro anni, Paul.

“L’Adolescente del posto” per gli avvocati, durante il processo.

Linda, a soli quattordici anni, sa perfettamente come cavarsela nei freddi boschi del Minnesota, ma questo non le basta. Il distacco dei suoi genitori la porta a chiedersi a volte, con scarso interesse, se sia davvero figlia loro, o se siano semplicemente gli unici rimasti a prendersi cura di lei dopo lo scioglimento della comunità.

Ciò che inizia come un semplice lavoretto, fare da baby-sitter al piccolo Paul per la nuova vicina, la porta a inserirsi a forza in un nucleo familiare non suo, alla ricerca di un senso di appartenenza che le è sempre stato negato.Comincia così un idillio: Linda può prendersi cura sia del bambino, sia della fragile, dolce, inadatta Patra. Può insegnare al piccolo, approfittando della sua natura curiosa e vivace, tutto ciò che sa sui lupi, gli orsi e la natura selvaggia, e può consolare e sostenere Patra quando la mancanza del marito Leo, lontano per lavoro, si fa troppo dolorosa.
Ma il ritorno improvviso di quest’ultimo rompe la bolla di affetto che la ragazza è riuscita a costruire intorno a sé: Linda si scontra con Leo, con la sua razionalità dai bordi taglienti, mentre l’uomo cerca di imporle le sue idee da Scientologo e la sua moralità ambigua, permeando la loro quotidianità di un’atmosfera inquietante, morbosa.

Il lettore sarà dunque costretto a riannodare i fili della tragedia annunciata sin dalle prime pagine, di cui Linda non sarà in grado di cogliere l’allarme.

 

La storia di come l’indipendenza non sia sufficiente per essere felici.

La storia di come un affetto soffocante possa uccidere.

 

Esordio letterario di Emily Fridlund, finalista del 2017 Man Booker Prize: un romanzo delicatamente drammatico, dalle sfumature thriller, che racconta gli aspetti più angoscianti della normalità.

Consigliato a chi sa guardare oltre le apparenze e gli schemi sociali, e a chi ama perdersi nella propria solitudine.

Anna Maria Serra

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